Ciclismo, le grandi salite: il Colle delle Finestre. Altimetria ed analisi percorso

Il Colle delle Finestre (2178 m), non lontano dal Sestriere e dal confine con la Francia, è un valico che collega le Valli di Susa e del Chisone.

La salita dal lato nord è di grande spessore e tutt’altro che facile – lunga, impegnativa dal primo all’ultimo metro, soprattutto per un particolare che la rende speciale: un tratto sterrato di ben 8 chilometri, che improvvisamente sembra riportare indietro nel tempo.

Pressoché sconosciuta al grande pubblico fino a qualche anno fa, la salita è stata portata alla ribalta dal Giro d’Italia del 2005, impressionando subito per la grande bellezza del percorso e per l’elevata difficoltà, ma soprattutto perché sulle sue rampe i corridori salivano sgranati come un tempo, accompagnati dalla classica nuvola di polvere di cui si era persa memoria.

  • LA SALITA

L’ascesa da Susa si compone di due parti nettamente distinte: la prima, di poco meno di 11 chilometri, arriva fino al Colletto di Meana; la seconda, più breve, coincide per intero con il tratto sterrato che porta al valico.

La pendenza media complessiva fornisce esattamente la misura delle difficoltà: una pendenza quasi costante del 9% per tutta la lunghezza della salita.

Costruita per scopi militari, la strada sale con regolarità e raramente, se non per tratti brevissimi e irrilevanti ai fini della fatica, scende al di sotto del 9%; altrettanto di rado sale al di sopra del 10%.

Perciò, proprio in virtù della sua continuità, è fondamentale trovare un ritmo adatto alle proprie forze, quali che siano, e impostare subito un’andatura regolare e senza forzature.

  • L’ASCESA DA SUSA

Partendo da Susa, si sale immediatamente: lasciata la Statale 24 e imboccato il bivio in direzione del Colle delle Finestre, la strada si alza perentoria, portandosi fin dal primo chilometro su pendenze impegnative, che a freddo risultano particolarmente ostiche.

I primi chilometri fino a Meana di Susa (652 m) sono già durissimi, con una rampa all’altezza della ferrovia al 14% che taglia le gambe (si tratta della pendenza più elevata dell’intera ascesa).

Dopo Meana case e coltivazioni lasciano il posto a un folto bosco di castagni, mentre la strada diventa di colpo movimentata: in meno di tre chilometri si affronta un numero impressionante di tornanti, molto ravvicinati e in successione serrata (se ne contano 28, su un totale di 33 per l’intera salita).

Le pendenze non riservano grandi sorprese e si mantengono sempre costantemente impegnative, tra il 9 e il 10%, ma la presenza dei tornanti costituisce un piccolo aiuto, almeno dal punto di vista puramente psicologico.

Finita la sequenza dei tornanti la strada continua a salire al coperto del bosco e dopo un paio di rettilinei si arriva al Colletto di Meana, a quota 1452, che segna lo spartiacque tra le due parti della salita.

  • LO STERRATO

Qui, dopo quasi 11 chilometri e 1000 metri di dislivello, termina l’asfalto e comincia la parte più dura.

Il fondo sterrato è ben battuto, ma le sue condizioni costituiscono una variabile legata in modo decisivo alle condizioni del tempo; in ogni caso, la bicicletta da corsa fatica più del dovuto e la sua leggerezza costituisce, paradossalmente, un limite.

Bisogna procedere con cautela prestando attenzione a sassi, radici, solchi e avvallamenti che di tanto in tanto compaiono davanti alle ruote e perciò si sale in compagnia di un’insolita tensione, su un terreno per niente familiare, con il timore di possibili forature.

In questa parte della salita il paesaggio muta completamente: la valle diventa più ampia e aperta e la vista spazia su grandi distese di pascoli, interrotti soltanto dalle svolte della strada e da qualche macchia di bosco.

Negli ultimi chilometri si pedala con le energie decisamente in riserva, ma la fatica si stempera nella stupefacente bellezza di questo ambiente silenzioso e deserto. Lo sguardo ormai segue perfettamente la linea della strada che salendo porta al Colle delle Finestre, mentre più in alto spicca la sagoma del Forte delle Finestre costruito sul finire del XIX secolo a guardia del valico e ora abbandonato.

Una volta in cima, lo spettacolo è mozzafiato e ripaga delle tribolazioni dell’ascesa, sterrato compreso: da qui si domina completamente la salita e le valli sottostanti.

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